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Arte del Pizzaiolo Napoletano: uniti si festeggia

L’antico mestiere del pizzaiolo, umile e bistrattato fino a pochi decenni fa, è oggi Arte riconosciuta dall’Unesco quale Patrimonio dell’Umanità. A compiere il piccolo, grande miracolo un manipolo di appassionati, esperti del settore, scienziati e diplomatici, capeggiati da Alfonso Pecoraro Scanio, presidente di Fondazione Univerde, promotore della petizione internazionale che ha supportato la candidatura con ben 2 milioni di firme raccolte in ogni parte del mondo. 

 

Tutti presenti alla Conferenza Stampa, indetta per festeggiare il riconoscimento e la vittoria della campagna mondiale #pizzaUnesco presso la splendida sede di Associazione Verace Pizza Napoletana con il presidente Antonio Pace e Sergio Miccù, presidente APN - Associazione Pizzaiuoli Napoletani, tanti, tantissimi maestri pizzaioli da Antonio Starita, ad Attilio Bacchetti, a Gino Sorbillo, a Enzo Coccia, fino ai rappresentanti di Coldiretti e delle istituzioni. 

 

Nelle parole dell’ex ministro Pecoraro Scanio, il senso e la portata di questa straordinaria impresa: "Il riconoscimento dell’Arte del pizzaiuolo napoletano nella prestigiosa Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO è la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d’unione culturale". 

 

 

Un successo napoletano, dunque, ma anche “italiano” e di diritto “mondiale”, perché come ribadito da Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, è il “metodo” ad essere stato riconosciuto quale patrimonio universale, cioè il sapere antico del pizzaiolo che è artigianalità e rispetto delle materie prime.    

 

L’autentico made in Italy ha nell’Arte del pizzaiuolo napoletano, infatti, il suo più naturale e appassionato alleato, per la capacità di ogni pizzaiolo di valorizzare le filiere italiane e portarle con sé nel mondo, attraverso l’impiego di prodotti di alta qualità. 2 milioni di firme raccolte e il successo della candidatura all’Unesco sono, anche, una risposta popolare e intellettuale al cibo spazzatura prodotto in serie dalle multinazionali: una risposta culturale che chiede sostenibilità, sociale e ambientale.

 

 

La Fiammante ha sostenuto con entusiasmo la campagna fin dalla prima ora e festeggia, oggi, un riconoscimento che è già storia, perché la rivoluzione comincia adesso: dall’istituzione di scuole di formazione professionali, alla tutela delle filiere 100% italiane, alla promozione di iniziative di consolidamento di un primato riconosciuto.

 

Tra le primissime novità annunciate, la proclamazione della giornata mondiale del Pizzaiolo, il 17 gennaio, in onore di Sant'Antonio Abate

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