Fondo europeo di sviluppo regionale
Pizza Napoletana, 2 milioni di firme per l'Unesco

2 milioni di firme, un risultato straordinario annunciato da Alfonso Pecoraro Scanio presidente di Fondazione UniVerde, prima promotrice dell’iniziativa: "la candidatura è forte e credibile e il suo messaggio al mondo è chiaro. La vittoria dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano rappresenterebbe il trionfo di una cultura artigianale autentica, rispetto alle produzioni globalizzate delle multinazionali del cibo”. 

 

Un successo che gonfia le vele della campagna sostenuta da La Fiammante fin dal primo momento, verso l'attesissimo appuntamento in Corea del Sud, dove tra il 5 e l’8 dicembre il Comitato Intergovernativo Unesco per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale si riunirà per decidere. 

 

La pizza napoletana - sottolinea la Coldiretti - dal 4 febbraio 2010 è stata ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita dall'Unione Europea, ma ora l'obiettivo è quello di arrivare ad un riconoscimento internazionale di fronte al moltiplicarsi di atti di pirateria alimentare e di appropriazione indebita dell'identità. 

 

Ogni giorno solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze e “pizza” è la parola italiana più conosciuta all'estero. L’arte dei pizzaiuoli napoletani sarebbe il settimo "tesoro" italiano ad essere iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco che comprende anche l'Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l'Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014).    

 

Il 2018 è stato proclamato l'anno internazionale del cibo italiano nel mondo e il riconoscimento dell'Unesco avrebbe un valore straordinario per l'Italia e una ulteriore garanzia dell'origine nazionale degli ingredienti.

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